Introduzione alla nuova sezione
Asher beato è una parola ebraica, ugaritica ed araba che dalla sua radice significa anche avanti, andare. Per vivere felici e trasformare ogni giorno in un tempo nuovo è necessario avanzare per la strada annunciata da Yeshua nel Vangelo. Così tanti uomini santi di ogni luogo ed epoca, di ogni lingua e religione hanno animato la loro vita del Logos divino riuscendo ad attraversare diverse barriere, a superare tanti limiti, ad andare oltre il possibile perché la mano e lo sguardo di Dio erano su di loro.

A cominciare dal tempo forte dell’Avvento 2022 proponiamo, per ogni domenica e per ogni particolare giorno liturgico dell’anno, una preghiera semplice con cui dare inizio alla giornata alle prime luci del mattino oppure per compierla e concluderla sul far della sera, perché la Parola porti più frutto a partire da un ascolto più profondo e l’orazione purifichi i pensieri per diventare l’ora di azioni totalmente nuove.


Introduzione alle domeniche del Tempo di Avvento
Inizia l’avvento il tempo dell’attesa, una dimensione che, in realtà, attraversa trasversalmente tutta la nostra vita. Ad-ventus vuol dire letteralmente qualcosa che viene incontro, che sta venendo verso di noi. Sapremo accogliere questo dono di Dio e della Vita?
La parola avvento richiama anche un’altra parola: avventura. L’avventura richiama il Nuovo che, venendoci incontro, ci sconvolge e ci invita a iniziare un percorso con Lui. Questo tempo può essere scandito nelle sue tappe ricorrendo al segno della corona d’Avvento.
Testimonianze antiche rivelano che presso i popoli germanici precristiani durante i giorni freddi di dicembre venivano accese delle candele poste in ghirlande e in Scandinavia, durante l’inverno, venivano accesi dei ceri collocati intorno ad una ruota, chiamata "ruota della terra", che veniva fatta girare verso il sole. Solo nel medioevo i cristiani cominciarono ad adottare questa tradizione usando le candele per prepararsi spiritualmente all'arrivo del Natale.
In realtà la corona dell'Avvento nasce nel diciannovesimo secolo ad Amburgo, in Germania, con il pastore protestante Johann Hinrich Wichern che inizialmente voleva far costruire delle candele ai ragazzi senza casa per poi venderle e dar loro un aiuto. Dal 1850 la sala oratoria del Rauhen Haus, la casa di rieducazione per adolescenti, famoso istituto di educazione fondato da questo  noto teologo evangelico, viene tradizionalmente illuminata con le corone dell'Avvento dotate di 24 candele. Questa prima versione prevede l'accensione di candele di grandi dimensioni la domenica e di piccole dimensioni nei giorni feriali. Nel 1860 anche l'orfanotrofio di Berlino viene addobbato con 24 candele poste, stavolta, su un alberello.
In seguito la corona dell'Avvento si diffonde nelle città della Germania del Nord, in orfanotrofi e scuole, nella versione ridotta a quattro candele, da accendere una ogni domenica. Dopo la seconda guerra mondiale la tradizione si diffonde in tutta Europa.
A livello di simbologia la corona a forma circolare rappresenta l'eternità e l’unità ma è anche il simbolo del sole, della terra e di Dio, le candele invece rappresentano la luce che ci viene regalata da Yeshua nel suo Natale.
L'accensione progressiva delle candele una ogni domenica d’Avvento simboleggia la puntuale e graduale vittoria della Luce sul buio fino al giorno della venuta del Messia, la Luce vera che viene nel mondo per disperdere le tenebre del peccato e per irradiare la verità e l'amore di Dio. Al centro della corona può essere posta anche una quinta candela da accendere nel giorno di Natale o più comunemente si colloca lì il bambinello.
I rami sempreverdi con cui può essere addobbata la corona richiamano il desiderio del nuovo che viene. Fantasia, colore e creatività completano il tutto.


Accensione del primo cero

 

La prima luce dell’Avvento ci invita a vegliare perché il giorno del ritorno del Signore sta per giungere e arriva sempre, ogni giorno, da ogni parte, in ogni situazione.

Vegliare significa non dimenticare mai che la vita è un viaggio, che siamo provvisori, che l’orizzonte ultimo non è dove i nostri occhi arrivano, ma più in là dove ci ha pensati il Padre; prendere le misure giuste, non sbagliare la prospettiva, non illuderci di essere arrivati; considerarci tutti come parti dell’Infinito che è Sempre Presente, vivere bene l’oggi per gustare meglio il domani; considerare tutti gli altri (amici, familiari, colleghi…) semplicemente come compagni di viaggio e non come guide; valutare la salute, il lavoro, i soldi, il divertimento come mezzi utili, ma non indispensabili per il cammino; capire che possiamo sempre cambiare qualcosa del nostro modo di pensare per poter raggiungere con gioia la meta. Tutto ciò richiede spazio e movimento come dimensioni indispensabili per sentirsi liberi: quando si è fermi non si è mai in attesa, ma si vive solo di aspettative che altri ci hanno cucito addosso. Sì, Dio ritorna tra noi, stavolta non come uno di noi e soprattutto proprio lì dove l’uomo non lo avrebbe mai aspettato. Viene e lo farà presto! Ora è tempo di svegliarsi e di non farsi più prendere dal sonno della paura e dell’indifferenza perché accoglierlo non significa fermarsi a guardare le stelle del cielo, ma compiere azioni nuove con ordine, metodo, avvedutezza e un briciolo di creatività.

 

Vangelo del giorno

Come infatti nei giorni di Noè, così sarà la venuta del Figlio dell'uomo. Come infatti in quei giorni prima del diluvio, mangiavano, bevevano, prendevano moglie e prendevano marito, fino al giorno in cui Noè entrò nell'arca, e non ebbero conoscenza di nulla finché venne il diluvio e perirono tutti, così sarà anche la venuta del Figlio dell’uomo. Allora due saranno nel campo, uno viene preso e uno lasciato; due donne saranno a macinare la mola, una viene presa e una è lasciata.

Vegliate, dunque perché non conoscete in quale giorno il vostro Signore viene. Questo invece sappiate, che se conoscesse il padrone di casa a quale ora della notte il ladro viene, veglierebbe e non lascerebbe scassinare la sua casa. Per questo anche voi siate pronti, perché il Figlio dell'uomo viene nell’ora che non pensate.
Mt 24,37-44

 

Prega cantando l’antifona del Salmo 121

Ant. Andiamo con gioia incontro al Signore

Stiamo vagando lontano da te, Signore Yeshua,

poiché le nostre strade sono vuote e tristi,

i nostri sogni controllati e il nostro sentire interiore piuttosto trattenuto.

Ricordaci ancora che tu sei la Via.

Ant. Andiamo con gioia incontro al Signore

Vogliamo rimetterci in viaggio per riscoprirti come Verità, Signore.

Insegnaci a guardare la vita con i tuoi occhi

per non dimenticare come essa funziona,

da dove viene e verso dove va.

Ant. Andiamo con gioia incontro al Signore

Tornare al passato fa emergere in noi sensi di colpa, paure dimenticate.

Il futuro ci inquieta e crea ansia per qualcosa che ancora non c’è.

Apri il nostro cuore, Signore, all’accettazione della Vita presente,

unica reale certezza, perché è solo nell’oggi la tua dimora.

Ant. Andiamo con gioia incontro al Signore

Vieni, Signore Yeshua, noi ti aspettiamo.

Sappiamo che sei luce di amore, di perdono, di giustizia e di pace

al di là della tristezza, dell’egoismo, dell’invidia e del presunto potere di pochi.

Vieni e fa’ brillare la tua luce: qui, oggi, tra noi, ora!

Ant. Andiamo con gioia incontro al Signore