la Rubrica Andare Avanti
Tempo Ordinario I

 

Il periodo successivo alla domenica dell’Immersione di Yeshua rientra nel cosiddetto Tempo Ordinario, durante il quale non si celebrano feste di particolare rilevanza.

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Nel rito romano dura trentatré settimane, divise in due distinti periodi:

  • dal lunedì successivo la domenica dopo l’Epifania fino al Mercoledì delle ceneri, inizio della Quaresima;
  • dopo Pentecoste fino al successivo tempo di Avvento.

Il colore liturgico del Tempo Ordinario è il verde. Durante questo Tempo la Chiesa e i fedeli si concentrano sulla lettura e la comprensione dei Vangeli, secondo il ciclo di letture su tre anni stabilito dal Lezionario.
Il ciclo di letture è distinto in tre anni: A - B - C.

  • Anno A dove la maggior parte dei testi evangelici è tratta dall’evangelista Matteo.
  • Anno B con la maggior parte dei testi evangelici che si rifanno al vangelo di Marco.
  • Anno C che segue il vangelo di Luca.

Il vangelo secondo Giovanni è sempre letto a Pasqua ed è usato per gli altri tempi liturgici forti o solenni, come Avvento, Natale e Quaresima.


Quanto descritto si rifà alle domeniche mentre per quanto riguarda i giorni feriali si seguono due cicli, anno pari e anno dispari: essi differiscono solo per le prime letture, in quanto i Vangeli rimangono gli stessi.


Pensiero del giorno:

Se ti imbatti in uno che ama le discussioni
e comincia a disputare con te su ciò che è vero ed ovvio,
tronca il discorso e allontanati da lui. 




Sant’Antonio Abate

Sant’Atanasio, amico e discepolo del primo e vero fondatore del monachesimo, è anche il suo biografo: ha scritto infatti Vita Antonii. Antonio nasce nel 251 a Menfi in Egitto da una famiglia benestante, ma già a vent’anni, dopo la morte dei genitori, abbandona ogni cosa per seguire il Vangelo di Yeshua ascoltando queste precise parole: Uno ti manca: va’, vendi quanto hai e dallo ai poveri e avrai un tesoro in cielo, e ora seguimi Mc 10,21.

Agli inizi si rifugia in una plaga deserta e inospitale tra antiche tombe abbandonate, poi sulle rive del mar Rosso, dove conduce per ottanta anni vita da anacoreta. In questo senso egli rimane l’esempio più insigne e stimolante di una vita ascetica fatta di austerità, di sacrifico e solitudine estrema che ha influito su tanti suoi contemporanei e su tutta la Chiesa, pur non avendo egli redatto alcuna regola monastica.

L’eco della sua avventura spirituale si propaga a tal punto che da tutto l’Oriente accorre gente di ogni tipo, pellegrini, sacerdoti, vescovi, infermi, bisognosi, per ricevere consigli e conforto. Lo stesso Costantino imperatore, con i suoi figli, ha avuto bisogno di lui.

Vivendo egli nel deserto viene messo alla prova da molteplici tentazioni ad opera del maligno che gli appare sotto sembianze angeliche, umane e bestiali. Forse anche per questo Antonio è venerato come protettore degli animali domestici, anche se sarebbe più opportuno invocarlo per aiutare l’uomo a dominare le proprie bestie interiori. Non a caso viene sempre rappresentato con un maialino ai suoi piedi.

Questo accostamento forse potrebbe anche lasciar spazio ad un’altra lettura intorno alle virtù terapeutiche sul lardo di maiale, ritenuto all’epoca un efficace rimedio contro l’Herpes zoster, detto anche fuoco di Sant’Antonio. Alcuni ritengono che il Santo ne abbia fatto uso per porre rimedio ad alcune eruzioni cutanee oppure per domare altri fuochi morali. Sta di fatto che egli dal XI secolo viene invocato proprio contro queste dolorose malattie che si manifestano quando si è in assenza di contatto e in conflitto con esso.

La sua vita tuttavia non è sempre stata strettamente eremitica, in quanto non esita a prodigarsi a favore degli altri. Lascia infatti per ben due volte il suo eremitaggio: una per recarsi ad Alessandria a infondere coraggio ai cristiani perseguitati da Massimo Daia, l’altra, su invito di Sant’Atanasio, per esortare i cristiani a mantenersi fedeli alla dottrina sancita dal concilio di Nicea (325).

Alla fine il santo anacoreta muore di vecchiaia nel 356, ultracentenario, a Monte Coltzum. Viene sepolto, sotto sua richiesta in un posto segreto, che verrà scoperto solo nel 561.

Le sue reliquie si trovano ad oggi in Francia.


 

Vangelo del giorno

E uscì di nuovo presso il mare; e tutta la folla veniva da lui e insegnava a loro.
E passando vide Levi, quello di Alfeo, seduto al banco delle imposte e gli dice: Seguimi.
Ed essendosi alzato lo seguì.
Ed avvenne che egli giaceva a mensa nella sua casa e molti pubblicani e peccatori erano giacenti a mensa con Yeshua e con i suoi discepoli; erano infatti molti e lo seguivano.
E gli scribi dei farisei, avendo visto che mangiava con i peccatori e i pubblicani dicevano ai suoi discepoli: Perché mangia con i pubblicani e i peccatori?
E avendo udito Yeshua dice a loro: Non hanno bisogno del medico i sani-forti, ma coloro che trattengono malamente con il pensiero; non sono venuto a chiamare i giusti ma i peccatori.

Mc 2,13-17

 


Preghiera

Sant’Antonio che, dopo aver accolto il Logos dentro te,

hai lasciato la casa e il mondo per ritirarti nel deserto,

anche noi vogliamo imparare la docilità alle ispirazioni divine. 
Tu che hai distribuito in elemosina tutte le tue sostanze
per scegliere una vita di preghiera
insegnaci a non fidarci più delle ricchezze

ma solo dell’Amore. 
Tu che con la parola e con l’esempio sei stato ferma guida per tanti discepoli
spronaci a testimoniare con la vita ciò che annunciamo con le parole. 
Tu che hai sempre tenuto la mente rivolta al Signore,

sia durante la preghiera che nel lavoro manuale,

aiutaci a scorgere la Sua continua presenza in tutta la vita. 
Tu che hai modellato il tuo stile di vita seguendo il Vangelo e le esperienze di tanti santi,
fa’ che possiamo scorgere il bene ovunque per saperlo poi diffondere. 
Sant’Antonio che neanche davanti agli onori che ti hanno tributato re e imperatori,
hai provato un minimo sentimento di vanità,

desideriamo pure noi andare oltre alle apparenze

per cercare solo e sempre l’amicizia con Dio. 
Tu che con la preghiera e con la vita eremitica
sei riuscito a superare le numerose tentazioni del diavolo,
ottienici la grazia e la forza di Dio per resistere al Nemico,

per guardare in faccia le nostre paure e i nostri mostri interiori
e per continuare a seminare il bene nella gioia. 
Sant’Antonio, che non hai mai smesso di rinfrancare gli uomini nella fede in Dio

stimolaci a essere testimoni zelanti della Parola di Dio
per progredire nel cammino della fede fino al ritorno di Yeshua
ed essere partecipi con Te nella gloria del cielo.

Amen.

Pensiero del giorno:

Si impara a vivere in armonia con il creato
andando a dormire con gli agnelli e alzandosi con le allodole.



 

Seconda Domenica del Tempo Ordinario - anno A

Questa è la “prima" domenica del tempo ordinario che ci accompagnerà fino alla quaresima. Il quarto Vangelo ci propone la figura di Giovanni l’Immergitore non più come il precursore, come per i sinottici, ma come il testimone: Ecco l’agnello di Dio colui che toglie il peccato del mondo. Con questa espressione che ripetiamo per tre volte durante ogni celebrazione eucaristica il Battista presenta Yeshua all’umanità. Si tratta di un’immagine cara e rappresentativa per il popolo ebreo che, in quanto nomade, era allevatore di bestiame e soprattutto di agnelli, cosa che mantenne anche dopo l’insediamento.

In ogni epoca l’agnello fu per il popolo alla base di diversi simbolismi: il pastore e gli agnelli; l’agnello animale sacrificale per eccellenza vista la sua innocenza, semplicità, purezza e obbedienza; il capro espiatorio nel rito del giorno dell’Espiazione (Yom Kippur) su cui venivano riversate tutte le colpe del popolo per essere poi mandato nel deserto a morire (cfr. Nm 28-29). L’agnello rappresentava anche la fuga dall’Egitto: in quella notte gli ebrei se ne cibarono con i fianchi cinti, i sandali ai piedi e il bastone in mano e con il suo sangue segnarono gli stipiti delle loro case per essere risparmiati dall’angelo, nella notte in cui il Signore colpì a morte tutti i primogeniti (cfr. Es 12,1-12).

L’agnello che toglie i peccati del mondo è Yeshua, anzi Colui che porta su di sé il peccato per poi toglierlo. È Lui il liberatore, Colui che ci scioglie dal malessere che ci abita e che insidia la nostra vita. Ecco che ricevere l’Eucaristia è la possibilità che abbiamo di far entrare un po’ di luce, di pace e di perdono nel cuore per sentirci liberi. Per questo ogni volta che si va a fare la comunione è importante ripetersi: Dammi vita, Signore, fammi vedere il male che mi abita e liberamene. Amen.

 

 

 

Vangelo del giorno

L’indomani (Giovanni l’Immergitore) vede Yeshua che viene da Lui e testimoniò dicendo: Ecco l’agnello di Dio colui che toglie il peccato del mondo.
Questi è colui di cui dissi: Dietro di me viene un uomo che è stato davanti a me, perché era prima di me.
E io non lo conoscevo, ma per questo sono venuto immergendo con acqua perché apparisse a Israele.
Ho visto lo Spirito discendere dal cielo come colomba e rimanere su Lui.
E io non lo avevo conosciuto, ma colui che mi ha inviato a immergere con acqua, quello mi disse: Su chi vedrai lo Spirito che discende e rimane su di lui, questi è colui che immerge in Spirito Santo.
E io ho visto e ho testimoniato che questi è il Figlio di Dio.

Gv 1,29-34


 

Preghiera

Vieni Signore a portare un po’ di pace e di calma nel mio cuore.

Tu sei l’Agnello mansueto, l’Amico fidato,

il puntuale Guaritore, l’Amore che riempie la vita.

Forse non mi toglierai la finitezza, il senso del limite,

qualche disturbo, la persistente pigrizia
ma la tua presenza accanto mi fa sentire di esserti preferito
e soprattutto che ho bisogno di Te.

Tu sei il sostegno, la forza, l’ascolto, il rifugio:

entra nell’anima, rimani con me, non mi abbandonare,
ho solo bisogno di imparare ad aprire tutte le porte,

perché il male inizia quando mi rinchiudo.

Signore, tu lo sai, non riesco sempre ad evitare gli sbagli di mira,
tuttavia ogni giorno scelgo di seminare il bene.

Così è.

Pensiero del giorno:

Niente riesce a far arrabbiare così tanto i nostri nemici
come il perdono.




San Sebastiano

Sebastiano originario, da parte del padre, della Gallia, probabilmente della città di Narbona, e di madre milanese, venne educato a Milano alla fede cristiana. Dopo essersi arruolato nell’esercito di Diocleziano, intorno al 283, divenne capo della prima coorte della guardia imperiale di Roma. Grazie a questa sua posizione, allo scoppio della persecuzione di Diocleziano, aiutò molti cristiani rinchiusi in carcere, e per questo fu condannato a morte dall’imperatore. Venne sepolto sulla via Appia, nelle catacombe che più tardi prenderanno il suo nome. A queste poche notizie storiche se ne aggiungono altre leggendarie, scritte nella Passio del monaco Arnobio il giovane.

Sebastiano, fu condannato a morte, su ordine di Diocleziano, da un gruppo di arcieri in aperta campagna: legato a un albero e trafitto da frecce, fu lasciato in pasto agli animali selvatici. La matrona romana Irene, andata a raccoglierne il corpo, trovò Sebastiano ancora vivo e lo portò alla propria casa per curarlo. Recuperata la salute, andò al palazzo imperiale a rimproverare l’operato di Diocleziano contro i cristiani. Stupito nel rivederselo davanti, l’imperatore questa volta lo fece fustigare a morte e gettare nella cloaca della città. Lucina, un’altra matrona, recuperò per la seconda volta il corpo dandogli una degna sepoltura cristiana. La Depositio martyrum, il più antico calendario di Roma, segnala il luogo originario del suo sepolcro ‘ad catacumbas’.
Per le sue piaghe, Sebastiano è invocato come protettore degli appestati, e a Milano, durante la peste del 1576-77, san Carlo Borromeo ne promosse il culto.

 

Vangelo del giorno

Mentre Lui passava di sabato attraverso le messi, i suoi discepoli cominciarono a fare la strada strappando le spighe.
E i farisei gli dicevano: Guarda perché fanno di sabato ciò che non è permesso?
E dice a loro: Non avete mai letto cosa fece Davide con i suoi quando ebbe bisogno ed ebbe fame, come entrò nella casa di Dio, sotto Abiatar, sommo sacerdote e mangiò i pani della presentazione che non è permesso mangiare se non ai sacerdoti e ne diede anche a coloro che erano con lui?
E diceva a loro: Il sabato fu fatto per l’uomo e non l’uomo per il sabato.
Pertanto il Figlio dell’uomo è anche padrone del sabato.

Mc 2,23-28


 

Preghiera a Maria

Maria, Madre dell’umanità,
Regina del cielo riempici della tua gioia,
colmaci della tua grazia e rendici sensibili
alla presenza del Signore
per sentirlo sempre accanto a noi.
Con te non abbiamo più paura di Dio e della sua Parola,
anzi scendono pace e serenità nei nostri cuori
mentre rispondiamo Sì a Lui, alla Vita, a noi stessi e agli altri.
Amiamo la tua presenza amorevole e benigna

che ci ricorda quanto siamo belli e preziosi agli occhi di Dio.

Vogliamo imparare da te a lodare nel canto la Trinità Santissima
e a trasformare i nostri bisogni nei desideri del Padre dei cieli,
così che la nostra preghiera diventi potente e meravigliosa.

Donna vestita di sole, vergine dell’accoglienza, porta del cielo,

guarda questa umanità, sollevaci con la tua preghiera
perché la tua presenza nella nostra vita è la certezza che nulla è impossibile
per coloro che definitivamente si sono collocati, con il cuore, presso Dio.

Amen.

Pensiero del giorno:

Cristo ha reso bella la mia anima con i gioielli della grazia e della virtù.
Appartengo a Colui che servono gli angeli.





Sant’Agnese

 

L’esistenza di questa giovanissima martire, vissuta agli inizi del IV secolo, vittima già a dodici anni della violenta persecuzione di Diocleziano, è ben documentata. Diverse sono le narrazioni e leggende su di lei. Papa Damaso, attenendosi a una tradizione greca, parla del martirio di Agnese su un rogo, mentre Prudenzio e la tradizione latina parlano di decapitazione con un colpo di spada dopo che la ragazza, esposta all’ignominia di un luogo malfamato, aveva rifiutato di sacrificare alla dea Vesta.

Secondo una leggenda popolare ad insidiare la purezza e pudicizia di Agnese sarebbe stato il figlio del prefetto di Roma che, sentendosi da lei respinto, l’avrebbe denunciata come cristiana al padre Sinfronio, che l’avrebbe poi fatta esporre in un postribolo. Agnese uscì intatta da questa condanna infamante in quanto il solo uomo che tentò di avvicinarsi a lei cadde ai suoi piedi privo di vita. Su questo luogo, identificato con il circo di Domiziano, sorse poi la chiesa di Sant’Agnese in Agone.

L’ostinato Sinfronio non si arrese: così Agnese, come candido agnello, diede in dono la sua vita. Di fronte al potere nemico e all’ingiusta persecuzione l’atteggiamento della Santa rimane un punto fermo per coloro che hanno deciso di non lasciarsi persuadere dal potere e di non scendere a compromessi con gli uomini che si credono i potenti del mondo. Rimanere radicati in Dio può portare a qualche sacrificio di vita, ma lascia di certo un segno indelebile nella storia. Il ricordo di questo esempio di purezza viene ancor oggi perpetuato nel rito della benedizione di due agnelli che vengono offerti al papa perché con la loro lana siano tessuti i palli destinati agli arcivescovi. La cerimonia si svolge nella basilica di Sant’Agnese, fatta costruire sulla via Nomentana da Costantina, figlia di Costantino, intorno all’anno 345.


 

Vangelo del giorno

Entrò di nuovo nella sinagoga.
C’era un uomo che aveva una mano inaridita, e lo osservavano per vedere se lo guariva in giorno di sabato per poi accusarlo.
Egli disse all’uomo che aveva la mano inaridita: Svegliati-alzati, nel mezzo!
Poi domandò loro: è lecito in giorno di sabato fare il bene o il male, salvare una vita o ucciderla?
Ma essi tacevano.
E guardando intorno loro con ira, rattristato per la durezza del loro cuore, dice a quell’uomo: Stendi la mano!
La stese e la sua mano fu risanata.
E i farisei usciti subito con gli erodiani davano consiglio contro di lui per ucciderlo.

Mc 3,1-6



 

Preghiera

Giovane Sant’Agnese, tu che, in mezzo ad una Roma pagana,
hai saputo mantenerti pura ed innocente,

senza cedere ad alcuna lusinga e vanità del mondo,

ottieni a tutti noi la grazia di resistere con edificante serenità a tutte le persecuzioni 
e di crescere sempre più nell'amore a Dio
per testimoniare con la vita

che solo il regno dei cieli pratica lo stile della gioia.

Tu che, in mezzo agli errori del paganesimo,
hai cercato di custodire e conservare la perla preziosa, il tesoro del cuore,
insegnaci la via affinché possiamo alimentare una fede amante e incrollabile
che ci possa far conoscere e raggiungere la beatitudine eterna.

Tu che, a soli tredici anni, hai avuto il coraggio di sostenere il martirio,

piuttosto che venir meno al tuo candore, 

aiutaci a conservarci sempre puri nei pensieri

perché solo con questi occhi potremo vedere Dio.

Sant’Agnese, tu che in mezzo alla corruzione del secolo,

non hai combattuto né protestato,

riuscendo a disarmare il potere con il tuo silenzio,

fa’ che impariamo a rimanere ancorati a Dio

in mezzo all’indifferenza e alla miscredenza del mondo,

fa’ che sappiamo superare qualunque disagio o patimento inflitto,

piuttosto che venir meno al Signore della Vita,
l’unica ragione per cui ha davvero senso vivere.

Amen.

Pensiero del giorno:

Il passato che diventa presente prende il nome di dipendenza o senso di colpa.
Il futuro che diventa presenta si traduce in paura e ansia.
Solo il presente che rimane tale si può chiamare vita.




San Vincenzo di Saragozza

Vincenzo nacque a Huesca, nella penisola iberica, da una famiglia nobile e consolare. Figlio del console Eutichio e della matrona Enola, Vincenzo ebbe un'educazione pari al suo stato: destinato alle lettere, venne ben presto affidato dal padre a Valerio, vescovo di Saragozza, perché provvedesse alla sua formazione spirituale. Il vescovo lo nominò arcidiacono, suo braccio destro, a cui affidò anche il compito di predicare in sua vece. Sempre in funzione del suo ministero diaconale Vincenzo amministrava i beni della comunità.

Durante la persecuzione di Diocleziano, Vincenzo venne arrestato e portato a Valenza insieme al vescovo Valerio, dove fu torturato e rinchiuso in prigione. Posto agli arresti domiciliari perché ritrattasse la sua fede in Cristo, non si piegò, e fu decapitato il 22 gennaio 304.

San Vincenzo è fra i martiri maggiormente conosciuti e venerati nel mondo cattolico e il suo culto, sin dai tempi più remoti, si è tramandato in molti paesi e non solo nella Spagna, sua patria. A tal proposito Sant’Agostino scriveva: Qual è oggi la contrada, qual è la provincia dove si estendono l'impero romano e il nome di Cristo che non celebri con gioia l'anniversario del martirio di San Vincenzo?
Per questa ragione attorno a lui si sono costruite diverse leggende.



 

Vangelo del giorno

E Yeshua con i suoi discepoli si ritirò presso il mare, e lo seguì una grande moltitudine dalla Galilea e una grande moltitudine dalla Giudea e da Gerusalemme e dall’Idumea e da oltre il Giordano e da intorno a Tiro e Sidone, avendo udito quanto faceva venne da lui e, a causa della folla, disse ai suoi discepoli che fosse pronta una barchetta per lui affinché non lo schiacciassero. Infatti guarì molti al punto che gli si buttavano addosso perché lo toccassero quanti avevano malanni.
E gli spiriti, quelli impuri, quando lo vedevano, cadevano davanti a lui e gridavano dicendo: Tu sei il figlio di Dio.
E molto rimproverava a loro affinché non lo facessero manifesto.

Mc 3,7-12


 

Inno dei santi Martiri

Esultano in cielo i santi martiri,

che hanno seguito le orme di Cristo;

per suo amore hanno versato il sangue

e si allietano per sempre nel Signore.

 

Molte sono le prove dei giusti,

ma da tutte li salva il Signore;

egli custodisce tutte le loro ossa,

neppure uno sarà spezzato.

 

La salvezza dei giusti viene dal Signore;

egli è loro difesa nel tempo della prova.

I miti possederanno la terra

e godranno di una grande pace.

 

Conosce il Signore la vita dei buoni,

la loro eredità durerà per sempre.

Gli occhi del Signore sui giusti,

i suoi orecchi al loro grido di aiuto.

 

I giusti alzano il loro grido,

e il Signore li salva da tutte le loro angosce.

Il sangue dei martiri fu sparso per Cristo sulla terra;

in cielo essi raccolgono il premio eterno.

 

Hanno vinto per il sangue dell’Agnello

e per la testimonianza del loro martirio.

Esultate, dunque, o cieli,

rallegratevi e gioite voi che abitate in essi. Amen.

Pensiero del giorno:

Scegli i tuoi amici per la loro bellezza e amabilità,
le semplici conoscenze per la stima e il rispetto,
i nemici per la loro intelligenza.



 

Santa Emerenziana

Le notizie su Sant’Emerenziana si rifanno in gran parte ad un racconto agiografico della passio latina di sant’Agnese del V secolo, che narra le vicende successive alla morte della santa.

Emerenziana era una giovinetta della stessa età e "sorella di latte” di Sant’Agnese (forse fra le due non c’era un vero e proprio legame parentale). La sua nascita sarebbe da collocare intorno al 291-292 e, a differenza della coetanea, Emerenziana pur essendo cristiana, era ancora catecumena non avendo ancora ricevuto il sacramento del battesimo. Secondo l'agiografia cristiana fu lapidata da pagani presenti lungo la Via Nomentana a Roma presso il sepolcro della sorella il giorno del suo funerale, nel 304, all’epoca delle persecuzioni di Diocleziano.

Il culto per sant'Emerenziana inizia intorno all'VIII secolo a seguito dell'istituzione di una speciale commemorazione liturgica in suo onore il 23 gennaio, due giorni dopo la festa di sant'Agnese. Le reliquie della santa furono trasferite intorno all'XI secolo nella basilica di Sant'Agnese fuori le mura a Roma insieme alle spoglie mortali della sorella. Nel 1615, su volere di papa Paolo V, sono state sistemate all'interno di una cassa d'argento e sistemate sotto l'altare maggiore della basilica. Alla Santa è stata intitolata una chiesa del Novecento, situata nell'omonima piazza Sant'Emerenziana dove si trovano parte delle sue reliquie. Emerenziana spesso viene rappresentata come una giovane fanciulla con delle pietre sul suo grembo, o reggente una palma o un giglio.


 

Vangelo del giorno

E sale sulla montagna e chiama a sé quelli che voleva e andarono da lui.
E ne fece dodici che chiamò anche inviati perché siano con lui e per inviarli ad annunciare e avere il potere di cacciare i demoni.
E fece i dodici e a Simone pose nome Pietro, e Giacomo quello di Zebedeo e Giovanni il fratello di Giacomo e pose loro i nomi di Boanèrghes cioè Figli del Tuono; e Andrea e Filippo e Bartolomeo e Matteo e Tommaso e Giacomo quello di Alfeo e Taddeo e Simone il Cananeo e Giuda Iscariota che anche lo consegnò.

Mc 3,13-19


 

Preghiera

O Santo Spirito Paraclito,

perfeziona in noi, l'opera iniziata da Yeshua:

rendi forte e continua la preghiera

che facciamo in nome del mondo intero;

accelera per ciascuno di noi i tempi di una profonda vita interiore,

dà slancio al nostro compito di vita,

che vuole raggiungere l’umanità redenta da Cristo Salvatore.

Elimina da noi la deviante presunzione del tutto voler sapere,

e sollevaci nelle regioni della santa umiltà, del vero timor di Dio,
e del generoso coraggio di andare oltre il possibile.

Che nessun legame terreno ci impedisca

di far onore alla nostra vocazione;

nessun interesse, per pigrizia nostra,

mortifichi le esigenze della giustizia;

nessun calcolo riduca gli spazi immensi dell’amore
dentro le angustie del più bieco egoismo.

Tutto sia grande in noi:

la ricerca e il culto della verità, la prontezza al dono di noi stessi,

e tutto, infine, corrisponda all’estrema preghiera del Figlio al Padre Celeste,

e a quella effusione che di Te, Santo Spirito,
il Padre e il Figlio vollero su tutta la famiglia umana.

Amen.

Pensiero del giorno:

Desideriamo così tanto essere angeli,
che spesso ci dimentichiamo di essere buoni uomini. 



San Francesco di Sales

Francesco nasce nel 1567 nel castello di Sales da una nobile famiglia della Savoia. Dopo la laurea in giurisprudenza, conseguita all’università di Padova, deludendo le aspettative del padre, il 18 dicembre 1593, a ventisei anni, abbraccia la vita ecclesiastica presentandosi come volontario per la complessa missione di predicatore cattolico tra i calvinisti ginevrini.

Tuttavia, pur essendo un sacerdote zelante e instancabile, non riesce ad incidere dal pulpito, motivo che lo spinge a non arrendersi all’annuncio della Buona Novella, pubblicando fogli volanti che egli stesso consegna nelle case o affigge ai muri. Per questa sua originale attività di quei tempi oggi gli si attribuisce il titolo di patrono dei giornalisti e di quanti diffondono la verità cristiana servendosi dei mezzi di comunicazione sociale. Ciò nonostante anche da quei foglietti, fatti scivolare sull’uscio delle abitazioni, Francesco non ottiene grandi risultati.

Nonostante l’aiuto con le maniere forti propostogli dal duca di Savoia, il Santo preferisce portare avanti la sua battaglia per l’ortodossia col metodo della carità, anziché con quello dell’intolleranza, illuminando le coscienze con gli scritti per i quali è venerato come dottore della chiesa, titolo conferitogli da papa Pio IX il 19 luglio del 1877.

Le sue opere più lette sono: Introduzione alla vita devota e Trattato dell’amore di Dio. Ed è proprio grazie al tema sull’amore di Dio che egli riuscirà a convincere i recalcitranti ugonotti e rientrare nella Chiesa cattolica.

Francesco a trentadue anni diventa prima vescovo coadiutore e poi, a trentacinque, vescovo titolare di Ginevra, diocesi nella quale introdusse le riforme del concilio di Trento (1545-63). Ginevra rimane comunque nel suo complesso in mano ai riformati, e il nuovo vescovo deve trasferire la sua sede nella cittadina savoiarda di Annecy, sulle rive del lago omonimo. Diventa anche direttore spirituale di San Vincenzo de’ Paoli e Santa Giovanna Francesca Frémyot de Chantal, con la quale fonda l’ordine della Visitazione.

San Francesco muore a Lione il 28 dicembre del 1622 a causa di un attacco di apoplessia (ictus). Viene canonizzato nel 1665 da papa Alessandro VII e ricordato il 24 gennaio, data che coincide con il giorno in cui il suo corpo viene riportato ad Annecy per la definitiva sepoltura. A pochi mesi dalla morte del Santo va certamente ricordato il miracolo che lo farà salire agli onori degli altari.

Il 30 aprile 1623, nell'attraversare il fiume Fier, nella regione francese della Savoia, il quattordicenne Girolamo Gelin, era in compagnia del fratellino minore Francesco. Improvvisamente egli cadde da una passerella e venne travolto dalle acque. Il suo corpo rimasto  intrappolato sott'acqua in una profonda buca situata in un'ansa del fiume, fu ripescato dopo alcune ore di ricerche e deposto in un fienile, in attesa del funerale.

Il mattino seguente, mentre la gente si teneva lontana dal cadavere a causa dell’odore nauseabondo che emanava, al momento di deporre il corpo nella bara, Girolamo alzò un braccio invocando l'amato Francesco di Sales. Tra la paura e lo stupore il ragazzo fu sollevato, e tutti si accorsero che era tornato normale.

A ragion veduta egli può essere ricordato come uno dei più insigni rappresentanti dell’umanesimo devoto di marca francese. Egli diceva infatti: Se sbaglio, voglio sbagliare piuttosto per troppa bontà che per troppo rigore. Questa mitezza d’animo non è certo una sua dote innata, lui stesso infatti lo dichiara apertamente: Volete che in un quarto d’ora io perda quel poco di mitezza che mi sono acquistato in vent’anni a prezzo di tante fatiche? Beati i miti perché erediteranno la terra (Mt 5,5), il regno dei cieli promesso da Yeshua, Salvatore del mondo.


 

Vangelo del giorno

E Yeshua viene in una casa e si radunò di nuovo la folla, al punto che non potevano neppure mangiare il pane. E sentito questo, quelli che erano con lui uscirono per prenderlo; dicevano infatti: é fuori di sé.
Mc 3,20-21


 

Pensieri di San Francesco di Sales
La preghiera ottiene da Dio più di quanto chiede.

Quando il cuore sta in cielo, non può venir turbato dalle vicissitudini della terra.

Beati i cuori flessibili, non si spezzeranno mai.

Quanto più riconosciamo le nostre miserie
tanto maggior motivo abbiamo di confidare nella divina bontà.

L'amore ripara tutte le perdite dell’anima.

La fede è il raggio celeste che ci fa rimirare Dio in tutte le cose
e tutte le cose in Dio.

Datevi a Yeshua senza riserva: Egli si donerà a voi senza misura.

La distanza tra il cielo e la terra non potrà mai separare 
i cuori che Dio ha uniti.

Maria è madre del Signore e ottiene tutto;
è madre degli uomini e tutto concede.

Pensiero del giorno:

Per ogni missione serve una chiamata a svolgerla
con tanta puntualità, passione e perseveranza da farla diventare spirituale.


 

Terza Domenica del Tempo Ordinario A
 

La missione o il compito di vita non è mai un fatto privato. È singolare, nel senso che ogni chiamata avviene per una singola persona: come Dio chiama Tizio, non può chiamare Caio. Ogni chiamata è diversa per modalità e per indirizzo ed è questo che la rende singolare, unica e personale. 

Il compito ha però sempre una dimensione sociale, pubblica, in quanto è a beneficio di molti. Infatti Yeshua chiama i primi quattro discepoli con queste parole: Venite dietro di me e vi farò pescatori di uomini. Dopo la risurrezione ancora invia gli apostoli: Andando dunque fate discepole tutte le genti, immergendole nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo, insegnando loro a osservare tutto ciò che vi ho comandato.
(Mt 28,19-20)

Questo perché Dio non è solo qualcosa di intimistico, da vivere nelle proprie stanze del cuore fra sé e sé. Quando è così la fede si riduce a rifugio, evasione, diventa alienazione dalla realtà, spesso anche vanità. 

Fede è invece agire, andare. Dove agire non significa fare ma vivere ed esprimere l’energia che si ha dentro, avere tanta passione e carica per alimentare il desiderio di trasformazione del mondo e della società, per seminare il bene al di là del male e del demoniaco che ingabbiano l’Amore.

Fede non è formulare preghiere, recitare salmi, evocare concetti religiosi. O perlomeno non solo.

Fede è andare per rispondere ad un appello della vita. Ad una precisa intuizione o chiamata (vocatus: vocazione) che tocca l’uomo e lo interpella, segue una risposta responsabile (responsabilità: abilità di risposta) anche se per le logiche comuni tutto questo potrebbe sembrare folle: il Vangelo è diverso da quello che pensa e vive il mondo, ha senso solo per chi segue il Signore. 

Fede è coinvolgimento, mettersi in gioco, scendere in campo: Ci sono! Vado! Eccomi! Non posso far finta di niente! Non posso tirarmi indietro! Non posso vivere e sottrarmi alle mie responsabilità! È ora di andare! Rimanere fermi è una scelta comoda, facile, che mantiene vivo solo lo stato di lamentela interiore.

Fede è trasformazione. Niente rimane come prima, tutto si rinnova… E come nell’Eucaristia il pane e il vino si trasformano nel corpo e nel sangue di Cristo, così anche noi abbiamo il compito di provare a trasformare il mondo per renderlo nuovo e diverso. Ci riusciremo non appena avremo cambiato modo di pensare e di vivere.


 

Vangelo del giorno

E avendo udito Yeshua che Giovanni era stato consegnato si ritirò in Galilea. E lasciata Nazareth venne ad abitare a Cafarnao presso il mare, nei territori di Zabulon e Neftali, perché si compisse quanto era stato detto per mezzo di Isaia, il profeta, che dice: Terra di Zabulon e terra di Neftali, via del mare al di là del Giordano, Galilea delle genti, il popolo che sedeva nella tenebra ha visto una luce grande, e su quelli che sedevano in regione e ombra di morte, una luce è sorta per loro. Da allora Yeshua cominciò a proclamare e dire: Cambiate mentalità, è giunto infatti il regno dei cieli. Poi, camminando presso il mare di Galilea, vide due fratelli, Simone detto Pietro e Andrea suo fratello, gettare le reti nel mare; erano infatti pescatori. E dice loro: Venite dietro di me e vi farò pescatori di uomini. Ora essi subito, lasciate le reti, seguirono Lui. E, andato oltre, vide altri due fratelli, Giacomo di Zebedeo e Giovanni suo fratello, nella barca con Zebedeo, loro padre, a riassettare le loro reti e li chiamò. Allora essi subito, lasciata la barca e il loro padre, seguirono Lui. E percorreva tutta la Galilea, insegnando nelle loro sinagoghe e annunciando il gioioso annuncio del regno e guarendo ogni malattia e ogni infermità nel popolo. Si sparse la sua fama in tutta la Siria e portavano a lui tutti i trattenenti malamente con il pensiero, afflitti con varie malattie e tormenti e indemoniati e lunatici e paralitici, ed egli li guarì. E lo seguirono molte folle dalla Galilea e dalla Decapoli, da Gerusalemme, dalla Giudea e dalla Transgiordania.
Mt 4,12-25


 

Preghiera
Donaci, Padre, di ascoltare nella profondità del cuore
la tua voce che chiama.
Aiutaci a discernerla fra le tanti voci,
fa’ che ci apriamo ad essa nella libertà,
pronti a vivere l’audacia di chi rischia tutto per amore,
andando dove Tu vorrai.
Signore Yeshua, vogliamo seguirti sulla via della vita,
compiendo ogni giorno piccole scelte di fedeltà
onformi alla nostra vocazione più vera
er costruire già qui sulla terra
un’esistenza dalla gioia sovrabbondante
che profuma del regno dei cieli.
Ti chiediamo Spirito Santo,
di scendere nel nostro cuore,
per ispirare ciò che dobbiamo fare e il cammino da seguire.
Solo tu suggerisci e guida le nostre scelte,
perché, vinta ogni paura, sappiamo rispondere in pienezza a Dio
e, nel servizio, a tutta l’umanità. Amen.

Pensiero del giorno:

Ognuno è il cammino che sceglie e diventa i passi che compie.

Santi Timoteo e Tito
Timoteo nasce a Listri e viene educato nella religione ebraica all’amore per le sacre Scritture dalla nonna Loide e dalla madre Eunice. Qui San Paolo lo incontra durante il suo primo viaggio missionario ed egli di pronta risposta si converte tra i primi al cristianesimo. Diventa un discepolo esemplare per l’obbedienza, la fattività, la discrezione e il coraggio, doti che gli permisero di divenire compagno di apostolato dell’Apostolo delle genti, al posto di Giovanni Marco, a partire dall’autunno del 50, durante il suo secondo viaggio. Da quest’incontro la sua vita prende una piega diversa. Timoteo è in compagnia di Paolo a Filippi e a Tessalonica, poi ad Atene, a Corinto e a Efeso e infine a Roma durante la prima prigionia paolina, Suo compito nel corso dei viaggi è di mantenere i contatti tra l’Apostolo e le giovani comunità da lui fondate, recapitandone le lettere o riferendogli notizie su di esse.

Tra il 63 e il 66, mentre riceve la prima lettera di Paolo, Timoteo si trova a capo della Chiesa di Efeso. In seguito Paolo gli scrive una seconda lettera con l’invito di recarsi presso di lui prima dell’inverno. In questo frangente gli chiede di portargli un mantello di lana per ripararsi dal freddo del carcere romano in cui si trova. Timoteo infine è presente al martirio di Paolo. Da qui rientra definitivamente alla sede di Efeso, dove secondo tradizione, muore martire nel 97.

Tito è il secondo fedele collaboratore di Paolo. Proveniente dal paganesimo viene convertito e immerso dallo stesso Apostolo nel 49. Qui a Gerusalemme, tra i due si instaura un profondo legame tanto che Paolo lo chiama “figlio mio”. Con Paolo compie il terzo viaggio ed è lui che fa recapitare la cosiddetta “lettera delle lacrime” dell’amico ai fedeli di Corinto, presso i quali ristabilisce l’armonia e organizza la colletta da inviare ai poveri di Gerusalemme.

Dopo la liberazione di Paolo dal carcere romano, l’Apostolo lo lascia a Creta con il compito di organizzare lì la prima comunità cristiana. La lettera che Paolo gli scrive è un documento importante perché fornisce delle informazioni precise sulla vita interna della Chiesa apostolica. Raggiunge poi il maestro a Roma che lo invia con molta probabilità ad evangelizzare la Dalmazia. Un’antica tradizione pone la conclusione della sua vita terrena in età molto avanzata a Creta.

Uomini di relazione, comunicazione e organizzazione, Timoteo e Tito, sono due ottimi vescovi, gregari di Paolo, che offrono all’umanità importanti informazioni su come imparare a vivere in comunità.



Vangelo del giorno

Ma gli scribi che erano discesi da Gerusalemme, dicevano: Ha Beelzebùl e caccia i demoni nel principe dei demoni.
a egli, chiamati a sé, diceva loro in parabole: Come può Satana scacciare Satana?
Se un regno è diviso in se stesso, quel regno non può reggersi. E se Satana insorge contro se stesso ed è diviso, non può resistere, ma ha fine.
Nessuno può entrare nella casa di un uomo forte e depredare le sue cose se prima non avrà legato l’uomo forte; allora ne saccheggerà la casa.
Amen vi dico, tutti i peccati saranno perdonati ai figli degli uomini e anche tutte le bestemmie che diranno; ma chiunque bestemmi contro lo Spirito Santo non ha perdono in eterno, ma è reo di peccato eterno. Perché dicevano: Ha uno spirito impuro. 

Mc 3,22-30

 

Esortazione
Beati voi se imparerete a ridere di voi stessi:
non finirete mai di divertirvi.
Beati voi quando saprete distinguere un ciottolo da una montagna:
eviterete tanti fastidi.
Beati voi quando sceglierete prima di tacere per ascoltare:
imparerete molte cose nuove.
Beati voi quando porrete attenzione alle richieste degli altri:
sarete in grado di dispensare gioia in maniera oculata.
Beati sarete voi se saprete guardare con attenzione alle cose piccole
e serenamente a quelle importanti:
andrete lontano nella vita.
Beati voi se saprete apprezzare un sorriso e dimenticare uno sgarbo:
il vostro cammino sarà all’insegna della furbizia.
Beati voi se saprete leggere la vita andando oltre le apparenze:
sarete giudicati ingenui, ma alimenterete correttamente l’intelligenza.
Beati voi quando deciderete di pensare prima di agire e di pregare prima di pensare:
eviterete tante stupidaggini e inutili perdite di tempo.
Beati soprattutto voi se saprete riconoscere i segni
che manifestano che il Signore sta per tornare:
sarete davvero pronti a ritrovare la vera luce e l’unica pace.