Cos'è Betzadi


Be-Tzadi “nella Tzadi (Sade)”, è la lettera dell’alfabeto ebraico che non corrisponde come le altre a una precisa parola con significato. La sua forma richiama un arpione appuntito, un amo da pesca, ad indicare che per conoscersi e arrivare alla compiutezza, alla pienezza, a Dio bisogna entrare nelle profondità di noi, nella zona-ombra, nel femminile dell’essere, dentro la nostra dimensione spirituale e farla emergere.

 

Il nome Betzadi richiama anche Betsaida (dall’aramaico luogo o casa della pesca), la località che si trova sulla parte settentrionale del lago di Genesaret, paese di origine degli apostoli Filippo, Andrea e Simon Pietro (Gv 1,44). A questo luogo si rifanno gli episodi della moltiplicazione dei pani (cfr. Lc 9,10), di Gesù che cammina sulle acque (cfr. Mc 6,45), della guarigione di un cieco (cfr. Mc 8,22) e del rimprovero di Gesù alla stessa città (cfr. Mt 11,21).

 

Betzadi allora è casa, comunità, per imparare a desiderare Dio e perché ognuno che vi abita e partecipa possa riceverne abbondanza di vita: Gesù è venuto per questo, perché abbiano la vita e l’abbiano in abbondanza (Gv 10,10).

L’apriporta non è tanto la fede quanto piuttosto la pratica dell’amore, che si traduce in gesti gratuiti, semplici e decisi, si purifica attraverso il perdono e si eleva fino alla gratitudine. 

 

La chiave della felicità è tutta qui, perciò..

Venite e vedrete (Gv 1,49).


 


Damiano Barichello, sacerdote della Congregazione dei Canonici Regolari Lateranensi, è l’animatore degli incontri di Betzadi.


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